La Dimensione del Mago

La funzione simbolica è quel meccanismo tramite il quale i contenuti dell’inconscio si proiettano verso la coscienza“, C. G. Jung

Chi desidera esplorare e meglio conoscere il mondo della magia, a mio modesto avviso, dovrebbe andare ben oltre la recita meccanica di formule e rituali vari di cui si conosce poco o nulla; occorrerebbe inoltre approcciare lo studio e l’analisi in maniera approfondita diffidando e dubitando di qualunque informazione di facile reperimento dal momento che, in “magia”, non esistono facili risposte nè pacchetti preconfezionati e pronti all’uso.

In quei casi in cui si agisce inconsapevolmente si potrebbe dunque parlare di una nuova fede cieca, non diversa da quella da cui alcuni pensano di “uscire” cambiando culto o filosofia di pensiero. Cambia il dogma, cambiano le credenze, ma resta la superficialità con cui si affrontano le cose.

Non è ad esempio la religione cattolica intrisa essa stessa di magia e mistero? Si pensi soltanto ad alcuni dogmi come la Trinità, la Vergine Madre, la Resurrezione o lo Spirito Santo.

E’ mio pensiero dunque che, a prescindere dal percorso seguito, fino a che ci si limiterà a credere senza comprendere la reale valenza dei diversi misteri, fino a che la meccanicità non cederà il posto alla comprensione ed interiorizzazione dei simboli in essi celati, vi sarà la possibilità di permanere nella cecità perdendo il vero significato nascosto dei culti e delle simbologie ad essi correlati.

Non è il Simbolo ad essere importante ma ciò che si cela dietro esso e la consapevolezza che da esso può scaturire.

Un uomo che persegue con intensità sul proprio cammino evolutivo tendenzialmente si focalizzerà su due principi portanti: l’essere coscienti e consapevoli di questa vita e il livello di potere di realizzazione che ne potrebbe scaturire.

Tramite il percorso esoterico egli dunque pian piano penetrerà negli arcani o misteri.

L’ Arcanum, ossia quel mistero la cui soluzione diviene necessaria per la comprensione delle leggi che regolano la natura, e senza il quale non si può né operare né proseguire, viene spesse volte compreso attraverso il SIMBOLO.

Jung ci insegna che il Simbolo, a differenza del segno, è un prodotto psichico che dà, in un dato momento, la miglior rappresentazione di un determinato fatto sconosciuto o che si conosce appena. Esso permette dunque di rappresentare gli archetipi che sono per definizione privi di forma e contenuto.

Ma dove “vive” il simbolo e perché esso ci può condurre alla scoperta dei più grandi Misteri?

Perché Volontà e Immaginazione sono considerate le due armi più potenti dell’arte magica?

Perché un rituale funziona?

Proviamo a dare delle risposte, le quali, pur non volendo essere né esaustive né le uniche possibili, potrebbero fornirci degli iniziali suggerimenti per approcciare in maniera più razionale ciò che normalmente viene lasciato al “caso” o alla “fede”.

Uno dei postulati fondamentali della magia afferma che l’uomo è l’esatta immagine in miniatura dell’universo.

L’uomo, iniziale scintilla divina, “discendendo” nelle dimensioni inferiori per farsi carne, si distacca sempre più dalla sua essenza fino a “dimenticarsi della propria provenienza”.

Formando e scindendosi in più “corpi sottili”, fatti di “materia” sempre più pesante e grossolana mano a mano che scende nella “dimensione terrena”, viene separato da sé stesso.

L’uomo parrebbe dunque essere destinato a vivere in preda alla confusione e alla sofferenza divenendo vittima di un destino difficile da dirigere e da comprendere.

Per i cabalisti, ad esempio, l’Uomo Celeste o Adam Kadmon, ossia l’essere divino e completo, è rappresentato dall’Albero della Vita considerato come un’unità indivisa o ricongiunta.

Sefirot

La monade divina è rappresentata da Kether, la prima Sephirah, la Corona, ossia lo spirito auto-esistente ed immortale, la scintilla divina, un punto di coscienza indivisibile e supremo da cui fluirebbero tutte le energie e le forze dell’uomo.

Chokmah rappresenta Chiah, la Volontà, ossia il primo veicolo creativo nell’uomo; la sua attività è saggezza e capacità di discriminazione. Esso è l’aspetto maschile che si contrappone sull’albero della vita a Binah, ossia Neshamah, l’Anima Spirituale femminile, simbolo di Intuizione e  Comprensione.

Le successive cinque Sephiroth rappresenterebbero il Ruach o Anima Umana, ossia la controparte astrale dell’individuo. E’ quella parte di sé composta di ragione, volontà inferiore, immaginazione, memoria ed emozione tramite la quale si esplora la materia.

Ruach si identifica però con l’IO, ossia con quel veicolo che nasce quale sistema per prendere contatto con il mondo che ci circonda. Tale veicolo, denominato da Jung Personalità, sconvolto dai mutevoli pensieri ed emozioni intense e incontrollate, ha assunto, quasi fosse una scimmia che imita i gesti del suo padrone, una prerogativa di esistenza autonoma e separata dalla propria essenza divina. A causa di questa natura illusoria della mente la visione superiore dell’Io rimane offuscata impedendo la connessione con la vera, permanente ed immortale coscienza.

Solo una rinuncia della mente e la totale distruzione dell’illusione consente all’Anima umana di manifestarsi nella sua reale essenza, disintegrando il falso ego della Personalità e ristabilendo la vera identità dell’Io.

La “Magia” si propone dunque di spogliare l’uomo di tutte le cose superflue affinché il Ruach possa divenire reale strumento e veicolo per l’Anima Spirituale.

Infine vi è il Nephesch,  un corpo sottile formato  “sia da energia che da sostanza plastica” e che rappresenta “l’invisibile modello astrale su cui gli atomi grossolani si fissano fino a farsi corpo fisico”. Questo corpo astrale o doppio “si nutre di luce astrale” proprio come il corpo fisico si nutre di sostanze prodotte dalla terra. Sebbene esso “non possieda né mente né intelligenza propria”, potrebbe venire paragonato al “subconscio, poiché ogni pensiero, ogni emozione, ogni azione lascia un’impronta indelebile … su questa sostanza”. (L’Albero della Vita, Regardie, Le  Porte di Venezia, p. 104).

Seguendo tale pensiero dunque, nella luce astrale, ad opera del corpo astrale, restano indelebilmente impressi il riflesso e il ricordo della vita trascorsa.

Dal momento che ogni pensiero concepito si imprime in maniera indelebile nella sostanza del piano astrale per poi divenire autonomo e fuori dal diretto controllo di chi lo ha concepito (influenzando così le menti e i pensieri di tutti nel bene e nel male), diviene fondamentale per il mago l’uso mirato di questo piano attraverso la Volontà.

L’Anima dunque, per realizzare sè stessa, si muove in quello che diversi noti occultisti hanno chiamato  Luce Astrale o Grande Agente Magico Universale (G.A.M.U), e che Jung ha definito come Inconscio collettivo.

Regardie, nell’ “Albero della Vita”, lo definisce un “piano quadrimensionale composto di una sostanza luminosa eterica molto sottile e di natura elettrica, magnetica e radioattiva che tutto permea.”

Tale agente magico potrebbe anche essere paragonato al mondo della Formazione dei Cabalisti, contenitore di tutte le immagini archetipiche da cui trarrebbe origine la nostra realtà.

Se ne deduce che esso appartenga ad un piano di esistenza e coscienza diverso da quello fisico le cui particelle, vibrando in modo e velocità diversa dal nostro piano, risulterebbero invisibili e impercettibili ai più.

A tal proposito ricordiamo che Albert Einstein nel XIX secolo postulò l’esistenza di un continuum spazio-temporale quadridimensionale in cui spazio e tempo risulterebbero inscindibili e in cui si posizionerebbe ogni oggetto ed evento fisico.

L’Azoth degli Alchimisti o l’’Anima Mundi dei filosofi sono altre concezioni di questa “sostanza” che permea, anima e mette in comunicazione tutte le cose.

Altre sue raffigurazioni sono il Baphomet, il becco androgino di Mendes, la cintura di Iside che si avvolge in nodo d’ amore attorno ai due poli, il serpente che si mangia la coda, la doppia serpe del Caduceo, il tentatore della Genesi, la “materia prima” degli alchimisti, l’Amenta e il Duat degli Egizi, e molto altro ci sarebbe da riportare.

caduceo1

Manifestazioni diverse dello stesso segreto, differenti caratteri della stessa operazione, e il controllo di questo piano costituisce, da un certo punto di vista, il compimento della Grande Opera.

Su questo piano i Simboli, i Sigilli, gli emblemi, oltre che come già detto i pensieri, non sono semplici convenzioni intellettuali o rappresentazioni astratte di idee e concetti, bensì entità vive reali ed indipendenti.

Ecco perché il segreto magico consisteva per l’uomo nel poggiare saldamente i piedi su Nephesh, l’Io volgare, e allo stesso tempo coltivare e sviluppare l’aspetto superiore o divino dell’inconscio o Piano Astrale, il Neshamah.

La nostra anima, tramite l’immaginazione, evoca immagini che può sottomettere al suo volere tramite la volontà indirizzandole verso uno specifico obiettivo.”
Regardie

mago tarocchi

I rituali e i cerimoniali magici, i suoni, le danze diventano dunque dei mezzi per raggiungere la necessaria esaltazione spirituale di coscienza nella quale l’Io volgare (l’ego) entra in comunione con il proprio Io superiore.

Un pigro non potrà mai dunque essere un Mago in quanto appare chiaro come la magia sia un esercizio costante e quotidiano ed il risultato dell’opera magica dipenderà da quanto l’uomo diventi padrone e conoscitore di sé stesso perché solo così pensieri ed immaginazione potranno essere sottomessi alla Volontà ed indirizzati verso un Intento prestabilito.

A cura di Njadyr, 10 gennaio 2019

Bibliografia

“Sepher Yetzirah. Il Libro della Creazione” – A. Kaplan, Spazio Interiore,2006

“La Rota Magica dei Tarocchi” – Mouni Sadhu, Edizioni Mediterranee, Vol. I, 2013

“L’ Io e l’ Inconscio” – Jung, Bollati Boringhieri, 2012

“L’Albero della Vita”, I. Regardie, Le Porte di Venezia, 2009

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