Il Tarocco esoterico, una via cabalistica alla scoperta dei 32 Sentieri della Sapienza

Il libro del Tarocco è il libro primitivo, la chiave di tutte le profezie e di tutti i dogmi; in una parola, il libro ispiratore dei libri ispirati” E. Levi

Pochissimi studiosi di occultismo sanno qualcosa circa la sorgente da cui scaturisce la loro tradizione. Alcuni non sanno nemmeno che esiste una Tradizione Occidentale. La cultura rimane sconcertata di fronte alle intenzionali cortine difensive dietro cui si sono mascherati gli iniziati sia antichi che moderni e ne trae la conclusione che i pochi frammenti di una letteratura che ci è pervenuta sono falsificazioni medievali. Essi sarebbero assai sorpresi se sapessero che quei frammenti, integrati da manoscritti cui non è mai stato consentito di uscire dalle mani degli iniziati, e completati da una tradizione orale, sono stati tramandati nelle scuole di iniziazione fino ai giorni nostri..” (Dion Fortune, “La Cabala Mistica”)

E così si potrebbe supporre sia per il tarocco cosiddetto Esoterico.

Lo stesso si svilupperebbe, e dunque per la cultura nascerebbe, a partire dal 1750 ad opera di grandi occultisti ed esoteristi spesso membri di scuole iniziatiche.

Parliamo di Court de Gebelin, Papus, Eliphas Levi, Waite, Wirth, Crowely ed altri ancora, ossia di personaggi che, non solo studiarono i vari simboli storici presenti all’interno del tarocco, ma crearono il proprio mazzo andando ad enfatizzare quei simbolismi maggiormente legati alle loro filosofie e credenze.

Ecco che il tarocco diviene esso stesso una cosmogonia; nascono, o vengono alla luce, le corrispondenze alchemico, cabalistiche ed ermetiche ed esso, oltre che per scopi ludici o divinatori, viene utilizzato per sondare e scoprire i misteri dell’uomo, della natura e dell’universo.

Ciò che non ci è dato di sapere è da dove questi personaggi abbiamo preso spunto per sviluppare il filone occultistico del tarocco dal momento che la maggior parte degli storici, tra cui Dummet, sostengono che solo a partire dal 1700 il tarocco iniziò ad essere usato per scopi diversi da quelli puramente ludici (divinazione e simbologia esoterica).

Ma cosa intendiamo per tarocco esoterico?

Court de Gébelin per primo immaginò che i tarocchi fossero i fogli sciolti del libro di Thot, altrimenti noto come Ermete Trismegisto, dio egizio della sapienza arcana, precursore delle scienze occulte e della magia. Sebbene la sua tesi fosse indimostrabile generò un enorme interesse per i tarocchi, l’inizio dello studio del filone occultistico, nonchè l’origine del non plausibile collegamento tra gli zingari e i tarocchi.

Eliphas Levi, successivamente, ne trasferì l’origine nel contesto israelitico sostenendo l’ipotesi che, quando l’arca di Salomone fu perduta e il tempio di Gerusalemme distrutto, tutti i segreti della sapienza cabalistica vennero tracciati sulle 78 carte dei Tarocchi.

Jean Baptiste Pitois li denominò infatti “arcani maggiori e minori“, nome che deriverebbe da arca, lo scrigno prezioso costruito da Aronne in cui vennero custodite le conoscenze più sacre di Israele e dunque della sapienza ebraica.

Papus ci narra invece che gli antichi sacerdoti, quando la caduta dell’Egitto fu imminente, proposero di salvare il loro sapere occulto affidandolo al “Vizio” facendo del Libro di Thot un mazzo di carte da gioco. La loro conoscenza finì dunque, invece che nelle mani di pochi selezionati iniziati, nelle mani di tutti, dal momento che il più vecchio dei Sacerdoti ben sapendo quanto la Virtù potesse essere fugace e corruttibile persino tra gli iniziati, ritenne più prudente far circolare la loro sapienza sotto gli occhi inconsapevoli di tutti. (Papus, “Le Tarot Bohemienne“).

Fu Edward Waite a dare una definizione moderna degli stessi affermando che essi “incarnano la rappresentazione simbolica di idee universali“. (The Pyctorial Key of Tarot).

Qualche anno dopo Jung sostenne una teoria simile a quella di Waite in materia di simbolismi universali introducendo il concetto di “archetipi“.

I tarocchi, dunque, se è vero che custodiscono misteri rivolti agli iniziati, diventano anche strumenti meditativi i cui simboli permettono di accedere alla propria mente inconscia fornendo uno stimolo visivo accessibile alla coscienza.

Dion Fortune più recentemente scrive: “Il Cristianesimo ebbe il suo esoterismo nella Gnosi che doveva molto sia al pensiero greco che all’egizio…. La sezione essoterica, organizzata dallo Stato, della Chiesa Cristiana, perseguitò ed eliminò la sezione esoterica distruggendo qualsiasi traccia della sua letteratura. Ci vien tramandato che il fuoco dei bagni e dei forni di Alessandria fu alimentato per sei mesi con i manoscritti della grande biblioteca. …. Soltanto nel XV secolo, allorché il potere della Chiesa cominciò a dar segni di indebolimento, gli uomini poterono osare mettere per iscritto la tradizionale Saggezza di Israele. Gli Studiosi dichiarano che la Cabala è una falsificazione medievale perché non possono trovare traccia di una successione dei primi manoscritti, ma quanti conoscono il modo di operare delle confraternite esoteriche sanno che un’intera cosmogonia può essere riunita in un glifo che non ha alcun significato per l’iniziato.” (“La Cabala Mistica”, Astrolabio, 1973)

Ma cosa significa “esoterico”?

Esoterico deriva dalla parola greca “esotericos” il cui significato è interiore. Con esso si indicano le dottrine spirituali di carattere segreto accessibili solo agli iniziati (ossia persone che vengono introdotte, ad opera di persone che hanno già compiuto un pezzo del cammino, nel mondo non profano).

Il mondo dell’esoterismo ci mette dunque di fronte a linguaggi simbolici ed oscuri per chi non è provvisto delle chiavi di lettura. Si pensi al linguaggio ermetico, alchemico o cabalistico menzionati più sopra, linguaggi che richiedono non solo anni di studio, ma un percorso fatto di comprensione dei simboli in essi contenuti al fine di giungere ad un’esperienza diretta degli stessi.

A partire dal XIX sec l’uso del termine si estese a qualunque pratica di magia o cartomanzia, oltre che a tutte quelle pratiche che seguono regole non scientificamente provate, e il termine venne conseguentemente abusato e confuso creando un guazzabuglio di pensieri distorti ed errati oltre che associazioni con pratiche considerate “diaboliche” dal mondo comune.

Solo nel 1992 Antoine Faivre, storico dell’esoterismo e titolare della cattedra alla Sorbona all’interno della disciplina accademica “Storia delle Religioni”, ci regala una definizione scientifica di esoterismo occidentale che parrebbe escludere la maggior parte delle correnti New Age, neopagane, nonché le correnti mistiche orientali.

Parrebbero rientrare invece nell’esoterismo occidentale lo studio e la pratica dell’alchimia, lo studio e la pratica della cabala, la filosofia ermetica, la teosofia e l’astrologia.

E che cosa accomuna queste pratiche?

L’esistenza di una corrispondenza tra il microcosmo (l’uomo) e il macrocosmo (l’universo conoscibile e inconoscibile) accompagnata all’idea di una natura viva ed animata.

L’esistenza di diversi livelli cosmici che separano la materia dal puro spirito e dunque il microcosmo dal macrocosmo.

L’obiettivo alla base è la trasmutazione interiore dell’uomo al fine di una sua evoluzione e ricongiungimento con la sua essenza divina.

L’ esistenza di una trasmissione iniziatica, dunque segreta e rivolta a pochi.

Il mantra fondamentale parrebbe dunque essere il “conosci te stesso“, il tanto blasonato “Nosce te Ipsum”.

Ma cosa significa conoscere sé stessi?

Jung scrive: “tutto ciò che sta nell’inconscio vuole diventare evento e anche la personalità vuole svilupparsi dalle sue condizioni inconsce e viversi con interezza“, attraverso un processo variegato e complesso che richiederebbe impegno intellettuale e profonda dedizione.

Conoscere sè stessi dunque è come ritornare alla nostra interezza.

Sempre Jung ci dice che all’origine la Psyche parrebbe essere indifferenziata e pertanto non avrebbe la conoscenza dello spazio e del tempo ma solo dell’infinitezza e dell’eternità; non esisterebbe interno ed esterno ma una partecipazione mistica al tutto.

Tutto ciò non vi ricorda o riporta alla concezione o definizione di Dio?

Dalla differenziazione della Psyche nascerebbero e si strutturerebbero successivamente la coscienza, l’inconscio personale e l’inconscio collettivo.

Tornando alla definizione del moderno termine “esoterismo”, lo stesso porrebbe dunque l’uomo al centro di ogni cosa slegandolo da concetti fideistici e dogmatici e, nel tentativo di fornirgli gli strumenti e le chiavi per renderlo libero, lo spingerebbe a ricongiungersi con sè stesso trasformandolo in un dio.

L'”Otz Chiim“, il noto “albero della vita cabalistico”, ad esempio, non volendo essere un insegnamento dogmatico ma uno strumento per giungere alla Comprensione e Sapienza dei kabbalisti, consentirebbe all’uomo di percorrere i vari gradini che lo separano da sé stesso.

Sefirot

Dieci cifre e ventidue lettere, un triangolo un quadrato e un cerchio: ecco gli elementi della Cabala.

I dieci numeri corrispondono alle dieci Sephiroth, che nella Cabala ebraica corrispondono alle dieci “emanazioni” o “strumenti” di Dio (Ain Soph Aur o “Luce Senza Limiti”) attraverso cui l’Ain Soph (l’Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori.

Le dieci Sephiroth nel tarocco si riflettono negli arcani minori e precisamente nei numeri che vanno dall’asso al dieci. Nei quattro semi del tarocco rivediamo oltre ai quattro mondi Cabalistici, i quattro elementi cari agli alchimisti e i quattro verbi cari agli ermetisti.

Occorre imparare a Volere (fuoco, bastoni, yod del tetragrammaton, padre, regno di Atziluth). Ogni cosa è vana se non si procede all’azione. Ogni processo, che sia esso fisico, spirituale o mentale, necessita di un impulso iniziale per entrare in esistenza.

Occorre arrivare al vero Sapere (acqua, Coppe, prima Hè del Tetragrammaton, madre, regno di Briah) al quale si giunge aprendo la “coppa” (Comprensione dei Kabbalisti) che potrà così riempirsi del “nettare” divino (la Sapienza dei Kabbalisti) ed esserne fecondata.

Ecco che allora si riesce ad Osare (aria, Spade, vau, figlio, regno di Yetzirah) e si va oltre ogni dogma e visione ristretta. La spada, fino ad ora rivolta verso il basso per combattere i propri demoni ora può essere alzata in alto verso il cielo alla conquista della “corona” (Kether). Proprio come Artù possiamo liberare la spada dalla roccia e divenire noi stessi dei Re.

Occorrerà infine imparare a Tacere (terra, denari o pentacoli, seconda Hè del tetragrammaton, figlia, regno di Assiah) perché chi ha indossato la corona e compreso ciò che sta in cielo e in terra potrà solo guidare gli altri ma mai potrà rivelare i sacri misteri del nome divino di quattro lettere. E se prima la spada poteva essere solo rivolta verso il basso a disegnare il pentacolo, simbolo secondi alcuni occultisti del karma, ora può tendere alla conquista del regno divino.

Le quattro figure di corte, nei loro quattro semi, si ricollegano al tetragrammaton, il nome divino della sapienza ebraica, rammentandoci che il numero quattro è uno dei numeri base e fondamentali del nostro libro a fogli sparsi.

Le 22 lettere sacre dell’alfabeto ebraico (ognuna delle quali è vivente e rappresenta un numero) indicano le vie da percorrere per passare da una Sephirah all’altra e corrisponderebbero, secondo lo studio del tarocco esoterico, ai ventidue Arcani Maggiori.

Le dieci Sephiroth e le 22 vie rappresenterebbero, ci dice Levi, i 32 sentieri sentieri di Rabbi Abraham e potrebbero chiamarsi “i 32 gradini della scala santa“. (Histoire de la Magie”).

I simboli del cerchio, del triangolo e del quadrato racchiuderebbero invece i misteri del binario, del ternario e del quaternario.

Non viene in mente anche a voi il mitico indovinello della Sfinge?

Ecco che dalla comprensione del Tarocco e dell’alfabeto ebraico, trovandoci di fronte a Simboli di antichità immemorabile e dunque carichi di informazioni, potremmo ottenere molte informazioni sulla natura dei sentieri e delle sfere e, conseguentemente, del cammino iniziatico da compiere.

I 32 sentieri (le dieci Sephiroth e le 22 Vie) vengono definiti dai Kabbalisti vie di Sapienza (Chakmah).

La Sapienza dei kabbalisti è la Mente Pura ed Indifferenziata al di sopra di ogni divisione. E’ la pura forza mentale che trascende il tempo e dunque, percorrendone le vie, si potrà giungere alla vera essenza del divino (“Sepher Yetzirah”)

I Kabbalisti fanno infatti notare che i 32 sentieri hanno le loro corrispondenze nel sistema nervoso umano. Trentuno di questi sentieri corrisponderebbero ai 31 nervi che emanano dalla spina dorsale. Il trentaduesimo, il sentiero più elevato, corrisponderebbe invece all’intero complesso di nervi craniali. Tale sistema svolgerebbe un duplice ruolo trasmettendo, da una parte, i messaggi del cervello a tutte le parti del corpo consentendo alla mente il controllo, e dall’altra parte, il sistema nervoso trasmetterebbe informazioni dai vari sensi al cervello.

Al pari dei nervi, ciascuno dei 32 sentieri è una strada a doppio senso. Prima vi è la strada tramite la quale la Mente esercita il controllo sulla Creazione. In secondo luogo vi è la via attraverso la quale l’uomo può raggiungere la Mente.

Ecco che quindi il viaggiare su per i 32 sentieri consentirebbe di avere una esperienza mistica.

Il concetto di “risveglio della Kundalini“, che seppur appartenente ad una dottrina orientale ben si è radicato nella nostra cultura, ben si sposa con il nostro concetto occidentale contenuto nella Cabala.

Il numero 32 può inoltre essere visto come due elevato alla quinta.

Come spiega il Sepher Yetzirah (1:5), le Dieci Sephiroth definiscono uno spazio a cinque dimensioni e i 32 sentieri corrisponderebbero ad un ipercubo pentadimensionale.

Il mondo nel quale viviamo, e del quale abbiamo esperienza diretta, è un mondo tridimensionale.

Che cosa vuol dire? Che per raggiungere ogni suo punto è sufficiente muoversi in tre direzioni diverse: avanti o indietro, su o giù, destra o sinistra. Queste tre direzioni, inoltre, sono indipendenti: se ne fissiamo due a caso (per esempio avanti-indietro e destra-sinistra) non possiamo muoverci anche nella terza (non possiamo andare su o giù).

Tutto ciò lo sapevano anche gli antichi greci. Euclide, per esempio, definì i concetti di punto (oggetto senza dimensioni), linea (una dimensione), piano (due dimensioni) e spazio (tre dimensioni). Nei secoli successivi, si è poi capito che, almeno da un punto di vista matematico, è possibile concepire un iperspazio più vasto, costituito cioè da più di tre dimensioni.

In queste dimensioni superiori i concetti di tempo e spazio così come li conosciamo, cesserebbero di esistere.

Lo studio del Tarocco esoterico aiuta dunque a familiarizzare con concetti che, essendo nuovi per la nostra Mente, stimolano la stessa a nuovi pensieri e ragionamenti.

Quello che posso dirvi è che più approfondisco certi concetti più le sincronicità diventano evidenti e il mio viaggio alla scoperta del libro a fogli sparsi diviene mistico ed esperienziale.

Articolo a cura di Njadyr, 15 marzo 2019
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Bibliografia
“Le Dimensioni nascoste dell’Universo” Andrea Parlangeli, tratto dal volume “Ricordando Franco Conti”, edito dalla Scuola Normale Superiore di Pisa, centro di ricerca matematica Ennio De Giorgi (Pisa, 2004)
“Dogme e rituelle de l’Haute Magie” – Eliphas Levi, Atanor, 1983
“Storia della Magia” – Eliphas Levi, Atanor, 2005
“Il Tarocco restituito e spiegato da Eliphas Levi” – Eliphas Ben Zaed, OM Edizioni, 2018
“La Cabala Mistica” – Dion Fortune, Astrolabio, 1973
“Sepher Yetzirah” – Libro della Creazione, Aryeh Kaplan, Spazio Interiore, 2016
“Gli Arcani della vita”, Claudio Widmann, Magi Edizioni, 2018
“Esoterismo Occidentale. Metodi. Temi. Immagini.” Antoine Faivre, Morcelliana, 2012
“Enciclopedia Treccani” – Esoterismo

 

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