I Tarocchi del Madame Mabel, una visione iniziatica

“Se un prigioniero senza libri possedesse il Tarocco e sapesse servirsene, potrebbe in pochi anni acquistare una scienza universale e parlare di ogni cosa con inesauribile eloquenza”

Eliphas Levi, Rituelle de l’haute

Esiste un dogma unico, universale, imperituro e padre di tutti gli altri?
Esiste la Magia?

Certo è che essa, da sempre, è anelata o combattuta, da pochi eletti compresa e dai più criticata e relegata ad un insieme di superstizioni e fantasie.

Pensiamo alla storia dell’ uomo, delle istituzioni religiose e del suo rapporto con essa. Se fosse vero il detto che la folla non cospira mai contro poteri inesistenti e che seppur non avendo la conoscenza di ciò che è vero, possiede da sempre la consapevolezza di ciò che è forte, avremmo la certezza non solo della sua esistenza ma anche della sua immensa portata e potenza.

Ma che cosa ha a che fare la Magia con i Tarocchi?

Ad imprimere questo collegamento furono alcuni esoteristi vissuti tra la fine del XVII secolo e l’ inizio del XX secolo.

Court de Gébelin per primo immaginò che i tarocchi fossero i fogli sciolti del liber mundi di Ermete, altrimenti noto come Thot, il dio egizio della sapienza arcana, precursore delle scienze occulte e della magia nonché del prototipo del Mago.

Sebbene la sua tesi fosse indimostrabile generò un enorme interesse per i tarocchi, l’inizio dello studio del filone occultistico, nonché l’ origine del collegamento tra gli zingari e i tarocchi.

Eliphas Levi, successivamente, riformulò la tesi e la trasferì in un contesto israelitico sostenendo che quando l’arca di Salomone fu perduta, il tempio di Gerusalemme distrutto, il Sanctum Santorum profanato e il Sommo Sacerdote ucciso, i segreti della sapienza cabalistica vennero tracciati sulle 22 carte dei Tarocchi.

Nel suo Dogme de l’haute magie, scrive:

“Sì, esiste un formidabile segreto la cui rivelazione ha già rovesciato il mondo, come lo attestano le tradizioni religiose dell’Egitto riassunte simbolicamente da Mosè all’ inizio della genesi. Questo segreto costituisce la scienza fatale del bene e del male, è il suo risultato! Quando la si divulghi è la morte. Mosè lo rappresenta con un albero al centro del paradiso terrestre, vicino e unito per le radici all’albero della vita. Dai suoi piedi nacquero le sorgenti dei quattro fiumi misteriosi e fu protetto dalla spada di Fuoco e dalle 4 forme della Sfinge biblica, il cherubino di Ezechiele…; non posso dirne di più; qui è uopo che mi arresti, temo di aver già troppo parlato”

“La chiave di tutte le allegorie magiche si trova nei fogli sparsi di cui si è già parlato e che crediamo opera di Ermete. Intorno a questo libro, che si potrebbe dire la chiave di svolta di tutto l’ edificio delle scienze occulte, si raggruppano innumerevoli leggende..”

Papus ci narra invece che gli antichi, quando la caduta dell’Egitto fu imminente, proposero di salvare il loro sapere occulto affidando i segreti del Libro di Thot a pochi selezionati iniziati che si sarebbero preoccupati di tramandare ad altri iniziati tali misteri. Ma il più Saggio dei sacerdoti, sapendo quanto la Virtù possa essere rara e fragile persino tra gli iniziati, ritenne più prudente affidare la loro sapienza al Vizio.

Del Libro di Thot fecero dunque della carte da gioco e la loro conoscenza finì, inconsapevolmente, nelle mani di tutti.

           “Le tarot Bohemienne”

È scritto nella genesi:

6-17  – Il Signore Dio diede questo comando all’uomo:

<Tu potrai mangiare di tutti gli alberi
del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire>

Quale dunque formidabile segreto si nasconde dietro quel frutto della Conoscenza la cui comprensione porta alla Morte e che parrebbe essere nascosto nei fogli sparsi del gioco del Tarocco?

E non è forse la Morte Iniziatica la base di partenza di molte dottrine esoteriche?

Qual’è la ragione ultima dei numeri e delle allegorie simboliche presenti in ogni culto, l’ultima parola di tutti i simbolismi?

La Sfinge, non è forse essa stessa il Simbolo dei Simboli, l’enigma eterno dei popoli, nonché mostro silenzioso e divoratore che nella sua reale essenza dovrebbe esprimere il grande mistero universale di come il quaternario si cambia in binario e si spiega con il ternario?

“Qual è l’animale che al mattino ha quattro zampe, a mezzogiorno ne ha solo due e alla sera tre?” recita il leggendario indovinello della Sfinge.

E non è forse il Mago dei tarocchi, Arcano I, colui che apre il giro della “rota” segnando dunque un inizio e che detiene tre dei quattro elementi sul proprio tavolo da lavoro e il quarto nella propria mano?

E il tavolo da lavoro stesso che di 4 gambe ne mostra soltanto 3 negli storici Tarocchi di Marsiglia, non sono di nuovo l’espressione che la dimensione degli “inizi” sia contrassegnata dalla dialettica fra il numero tre e il numero quattro?

E che dire dell’inizio del paradiso Dantesco:

“Surge ai mortali per diverse foci
la lucerna del mondo; ma da quella
che quattro cerchi giugne con tre croci…”

Par. I, 37-39

E gli arcani minori non girano forse intorno al simbolismo del quattro essi stessi?

Hanno 4 semi correlazionati ai 4 elementi e 4 figure di corte.

Per scoprire l’arcano segreto il Mago necessita dunque di quattro cose: la Coppa, il Pugnale la Bacchetta e il Pentacolo.

Sapere, Osare, Volere e Tacere, i quattro verbi che sono nascosti nelle quattro forme simboliche della Sfinge, nei quattro elementi e nei quattro strumenti del Mago dei Tarocchi. 

“Le Leggi Fisiche sono la mola di cui tu sarai il grano se non saprai esserne il mugnaio. Tu sei chiamato ad essere re dell’ aria, dell’ acqua della terra e del fuoco; ma per regnare su questi 4 elementi del simbolismo è necessario domarli ed incatenarli.”

ci insegna Eliphas Levi.

Qualche tempo fa provai a meditare sul numero 4.

Iniziò a scomporsi nei numeri che lo precedevano fino allo zero. Quattro, tre, due, uno, zero. Iniziarono a sommarsi tra di loro in quella che tecnicamente viene definita la somma Teosofica.

4+3+2+1 = 10

Di fronte a me apparve l’ Arcano X, la Ruota della Fortuna.

Era immensa e sulla sua cima, oltre la ruota che girava, era assisa la Sfinge, proprio come nelle carte del Tarocco; io ero un piccolo essere nell’atto di arrampicarmi sulla ruota che si muoveva in senso antiorario.

Ero alla destra e pertanto, proprio come fa nell’arcano X l’Ermanubis, simbolo del Mercurio alchemico, risalivo la grande ruota.

Dopo breve mi trovai dunque di fronte alla Sfinge.

Mi ritornarono alla mente alcune frasi lette nei diversi testi esoterici che parlavano del mistero del ternario e del numero quattro. Immaginai che mi disse parole simili a queste:

“Vi sono nella Natura due Forze contrarie ma mai opposte che producono nel loro perpetuo movimento antitetico un equilibrio.

Queste Tre cose non sono che una Legge sola.

Ecco che ti mostro qui come il ternario si riduce all’ unità, e se sommiamo l’idea di unità al ternario otteniamo il quaternario, numero principio di tutte le Forme.

Vi sono dunque tre espressioni e queste tre espressioni non sono che un’ unica Unità. Ma Tre ed Uno danno l’idea del Quattro, poiché l’unità è necessaria per mostrare il Tre.”

Rientrai.

Ricevetti quella che divenne poi la mia personale reinterpretazione della Ruota della Fortuna, e compresi che il numero quattro mi pose di fronte alla necessità di comprendere l’enigma della Sfinge; diversamente avrei continuato il percorso sulla ruota e nella ri-discesa verso il basso avrei ri-preso le sembianze di Tifone, espressione dell’elemento Sale in alchimia e dunque della materia stessa.

Amo e da diverso tempo studio le varie sfaccettature dei Tarocchi e quello che ho compreso è che, dacché si ha notizia della loro esistenza, diversi personaggi noti e meno noti hanno provato a dare la propria interpretazione e chiave di lettura.

Andrea Vitali riconosce nei tarocchi “la scala mistica” che “congiunge terra e cielo” e molte altre diverse concezioni vedono in queste immagini il dispiegarsi di un processo evolutivo.

In questo blog vi parlerò tramite i tarocchi di miti, leggende e misteri; ci saranno accenni di Cabala ed Alchimia, e chissà che magari un giorno possiate, in caso doveste trovarvi di fronte alla Sfinge, comprenderne il millenario enigma.

 

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Articolo a cura di Njadyr, 15 dicembre 2018.

Bibliografia

“Gli Arcani della vita”, Claudio Widmann, Magi Edizioni, 2018

“Rituale e dogma dell’ alta magia”, E. Levi, Atanor, 2010

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