Scacco “Matto” al Re

“L’uomo è una fune tesa tra il bruto e il superuomo; una fune sopra l’abisso. Un pericoloso andare di là, un pericoloso essere in cammino, un pericoloso guardare indietro, un pericoloso rabbrividire e arrestarsi. Ciò che è grande nell’uomo è d’essere un ponte e non uno scopo: ciò che si può amare nell’uomo è il suo essere un passaggio e un tramonto. Io amo coloro che non sanno vivere altrimenti che per sparire giacché sono quelli che vanno oltre”

Tratto dal libro “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Wilhelm Nietzsche.

Il Matto, il Folle, il Mendicante e ancora il Buffone dei Tarocchi, l’arcano zero, il Jolly che nulla vale ma che può posizionarsi ovunque; certo è che, tra i vari personaggi dei Tarocchi, egli risulti essere il più controverso, dibattuto e ricco di sfaccettature presente nel nostro libro a fogli sparsi.

Nella “rota” dei tarocchi è l’inizio e dunque anche la fine, il punto di partenza e di arrivo, e soprattutto il punto di ripartenza. Per dove è il grande mistero da scoprire.

L’immagine di questo “stultus” cambia al cambiare dell’idea di Follia.

Buffone nei Tarocchi di Carlo VI, Giullare di Corte nei Tarocchi di Etteilla, colui che tutto a tutti può dire, anche le più tremende verità, ma che nulla e nessuno può offendere perché al folle tutto è concesso.

Mendicante e trasandato nei tarocchi del Mantegna, vagabondo aggredito dai cani nel tentativo di chiedere la carità, viandante senza fissa dimora e senza un chiaro cammino.

Il suo unico bagaglio è il suo bastone con il quale trasporta quel poco che ha nei Tarocchi di Marsiglia.

Stolto le cui parole risultano sciocchezze ai più, i cui discorsi sembrano pura follia.
Sul ciglio di un Burrone con gli occhi sognanti del bambino nei Tarocchi Rider Waite.

Ignaramente nudo, spudoratamente bizzarro nei Tarocchi di Visconti, ma in fondo così puro e candido nella sua follia da mostrarsi senza veli tale e quale è.

Innocente bambino anche, come nei Tarocchi della Golden Dawn.

Eppure il Matto parrebbe rappresentare il ritorno allo “zero cabalistico”, il Nulla, la sorgente di tutte le cose. Il suo sentiero, sopra l’ Abisso di Chorozon, è la Via della Saggezza, la Via di Colui che ha distrutto, grazie alla Spada, la propria complessità di pensiero.

La Spada è la facoltà analitica, il pensiero che con i suoi due fili della lama divide e separa tutto ciò che tocca.

I pensieri sono giudizi, e ogni giudizio è divisione.

E in alcuni mazzi il Matto non cammina sui bordi di un “abisso” in bilico tra il restare e il cadere?

E le Spade non sono forse uno dei semi dei Tarocchi?

Esse ci parleranno dunque della facoltà analitica e di come il pensiero, al di sotto dell’Abisso, man mano che si allontana dalla cima dell’Albero della Vita e si avvicina alla pesantezza di Malkuth, degenererà in un mondo in cui la coscienza sarà sempre meno illuminata e sempre più preda delle trame della mente.

La Mente deve frantumarsi e abbandonarsi ad una forma di Follia per poter essere trascesa!

Non ci si deve dunque far portar via da un’idea e gli Indù a tal proposito dicevano che “ciò che può essere pensato non può essere vero”.

I due fili di lama della spada si uniscono in punta, e così dovrebbe divenire il nostro pensiero, e così diventa al di sopra dell’Abisso.

Al di sotto di esso ogni pensiero non potrà essere equilibrato e pertanto conterrà in sé un dualismo risultando dunque falso.

Dovremmo imparare a vedere in ogni pensiero il suo pensiero opposto, in ogni idea l’idea contraria, così da andare al di là di schemi, strutture mentali e rigidità consce ed inconsce, proprio come il nostro Matto dei Tarocchi.

Il Matto dunque, superando l’Abisso, ha superato il Dualismo, meta di ogni iniziato.

La suprema iniziazione culmina quindi in questo Arcano in cui l’inconscio si rivela al conscio.

È la manifestazione del Sé, l’incontro con il proprio daimon.

Ciò che per noi è “normalità”, è pura follia dunque per l’iniziato.
Ciò che è follia per noi, è sobrietà per l’iniziato.

Nel Matto rivediamo anche il mito di Arpocrate, il Dio del Silenzio, il bimbo nell’uovo blu, così come A. Crowley ci racconta nel suo Libro di Thot; e non è forse il Silenzio della Mente tra gli obiettivi più elevanti del praticante?

E Arpocrate non è rappresentato in alcuni casi in piedi su un coccodrillo, Sebek, mentre attraversa il Nilo?

Ecco dunque perché in alcuni mazzi ritroviamo il nostro folle insieme al coccodrillo, proprio come nei Tarocchi di Aleister Crowley.

E se vi dicessi che il Dio coccodrillo Sebek, nel simbolismo dell’Antico Egitto, era un essere sprovvisto degli attributi della procreazione eppure in grado di perpetuare la specie e proprio per questo ritenuto protettore della fertilità?

Era dunque un ermafrodito? O se ancora, presumendo l’ origine egizia dei tarocchi, supponessimo che “Le Mat” (nome medioevale del Matto) stia in realtà per la Dea Maut, ossia la dea avvoltoio che, proprio come il coccodrillo, riproduceva la propria specie con l’aiuto del vento?

Di nuovo siamo oltre il Dualismo e ancora parliamo degli inizi, della creazione…

Sebek il Coccodrillo, altrimenti detto il Divoratore… e il divorare nel linguaggio degli iniziati è sinonimo di “iniziazione”; si pensi al mito del libro di Giona nella Bibbia ebraica in cui egli viene ingoiato dalla Balena.

Mi vengono in mente Pinocchio, Moby Dick, chissà che non siano dei testi simbolici che potrebbero raccontare molto più di ciò che sembra.

I Simboli.

Il collo dell’ Avvoltoio è spiraliforme e la via della Saggezza sopra l’ abisso è la via di Aleph, la lettera ebraica dell’ inizio e la cui forma a “spirale” parrebbe ricordare la forma dell’ Universo stesso.

Un altra etimologia riconduce il nome del Matto al persiano Mat e all’ ebraico Meth il cui significato è “morto”.

Curioso che il gioco dello Shāh Māt, Scacco Matto dall’arabo, significhi che “il re è morto” e che rappresenti la mossa definitiva del gioco.

Nell’Età Matriarcale ed esogamica il RE era tale per conquista e non per successione.

Era un forestiero che doveva conquistare la Figlia del Re e uccidere il vecchio Re per sposare la Figlia di quel Re e diventare esso stesso Re.

Il Matto è dunque due in uno.

Egli è sia il Padre che la Madre del Tetragrammaton, il nome sacro di Dio.
Ma è anche il Figlio e la Figlia del nome di Dio.

E qui ci dovremmo addentrare a parlare del Tetragrammaton (Yod, Hé, Vau, Hé; Padre, Madre, Figlio, Figlia) e di come la Hé finale ritorni nella Yod iniziale ricominciando il ciclo infinito della creazione stessa.

Ma seppure i personaggi della nostra fiaba siano gli stessi dovremmo iniziare un’altra storia, ma forse sarebbe troppo lungo il raccontarla, o forse non ci è dato di ascoltarla ma comprenderla in uno stato di pura follia della mente.

Certo è che io non riesco più a vedere il Matto come un giovane sprovveduto in cammino verso non si sa dove, in bilico su di un burrone, pieno di follie ed illusioni e ignaro del fatto che il coccodrillo lo possa attaccare, e voi?


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Articolo a cura di Njadyr, 6 gennaio 2019.

Bibliografia

“Gli Arcani della vita”, Claudio Widmann, Magi Edizioni, 2018

“Magick” – Aleister Crowley, Casa Editrice Astrolabio, 1976

“I tarocchi e l’ Albero della Vita” – C. Marucchi, Psiche2, 2010

“Il Libro di Thot”, Master Therion, Cdl, 2019

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