Il Tarocco tra gioco e divinazione

“Per divinare senza errore occorre essere un maestro del Tempio in quanto anche il soffio più lieve di preferenza personale basta a deflettere l’ago della verità nella risposta”

A. Crowley

Scrivere questo articolo mi sta portando fra passato e presente in un turbinio di ricordi appena vividi e a collegamenti tra ciò che era ed è, mostrandomi particolari sincronicità che solo ora riesco a vedere e comprendere.

Mi rivedo appena quattordicenne persa tra le fantasie adolescenziali, cariche già allora di romanticismo e malinconia, ed i miei amati libri da cui mi staccavo raramente.

Freud e Jung tra i miei autori preferiti, anche se ancora incapace di leggervi le profonde verità in essi contenute e soprattutto ancora ignara del perché questi testi mi chiamassero e coinvolgessero fino a dimenticare la panchina su Viale Gramsci, a Grugliasco, dove mi ritrovavo con i miei amici.

E perché parlare di giochi e divinazione mi ha portato così indietro nel tempo?

Lo sapevate ad esempio che Freud una volta a settimana “usciva per giocare ai Tarocchi” e che in molti luoghi d’ Italia, da Bologna alla Sicilia, questo gioco viene ancora praticato?

E che Jung fosse attratto dalle arti mantiche tanto da esporre una teoria sulla sincronicità che spesso viene esposta nei vari manuali dei Tarocchi?

Quindi, posso dire, che già da adolescente questo mondo in qualche modo mi aveva appena sfiorata e chissà, forse mi aveva anche già chiamata.

Ma torniamo alla storia.

È cosa nota che il Tarocco venisse utilizzato anche come gioco di carte “a prese”, come lo stesso nome “Trionfi” lascia intendere.

Provate ora a vedere il magico libro a fogli sparsi come un eccellente rappresentazione dell’archetipo del “gioco” incrociandosi in esso caso e calcolo, coscienza ed inconscio e soprattutto il disegno del fato.

Provate ad immaginare il giocatore come l’Io junghiano che viene chiamato in ogni istante a rimettersi alla superiore ma inconscia saggezza del “Sé” nel momento in cui deve scegliere quale sia la carta migliore da giocare.

Ma nella struttura del gioco, con le sue combinazioni di caso, fato, fattori consci ed inconsci, non si rispecchia forse la struttura della vita stessa?

Il gioco diventa quindi una espressione della dimensione umana.

“Il gioco è immagine di vita, che è possibile organizzare in una certa misura con l’intelligenza e la ragione, ma poi si scontra sempre con il fato” ci dice M.L. von Franz in proposito.

E se fosse proprio questa concezione archetipica del gioco a motivare la diffusione del Tarocco come gioco di carte oltre che come strumento divinatorio?

La divinazione infatti tenterebbe di penetrare nei misteriosi territori della Sorte vista alcune volte come un Giocoliere le cui imprevedibili manifestazioni venivano frequentemente dette “giochi della sorte” o “scherzi del destino”.

Se quindi da un lato la divinazione conserva le affinità con il gioco, dall’altro lato non mancano le attinenze con il mondo del mistero e delle discipline misteriosofiche anche se, dal canto loro, la magia e l’occultismo non parrebbero riservare un ruolo primario all’arte del divinare.

Dummet ad esempio ci dice che “la predizione dell’avvenire non è da identificare con lo studio serio delle scienze occulte o con la pratica della magia… e gli indovini di mestiere sono ciarlatani, e quelli dilettanti sono frivoli”.

Il vero occultista inseguirebbe dunque una conoscenza imperitura ed un sapere universale basato sulla profonda comprensione dei misteri che regolano l’universo; e se fosse vero, come recita uno dei più importanti assiomi dell’ermetismo, “Come sopra, così è sotto”, che ciò che è vero della goccia è vero dell’ oceano, allora lo studio del macrocosmo porterebbe a rivelare i più arcani misteri dell’uomo inteso come suo microcosmo.

“L’anima dell’uomo è come una laguna collegata al mare universale da un canale sommerso; sebbene a chiunque guardi dall’esterno appaia circondata da terra, nondimeno il livello delle sue acque sale e scende con la marea per effetto del canale”, scrive a tal proposito Dion Fortune.

Lo stesso dicasi della nostra consapevolezza individuale (coscienza), collegata all’Anima Mundi (inconscio collettivo) tramite il nostro inconscio per effetto del quale partecipiamo ai flussi e riflussi delle maree universali.

E se fosse anche vero che il Tarocco rappresenterebbe, sotto forma simbolica, il processo mediante il quale l’Universo è entrato in esistenza, potendo ad esempio ridisegnare l’albero della vita cabalistico, ecco spiegata la possibilità di divinare.

La cosmogonia dell’albero infatti non si applicherebbe soltanto al macrocosmo ma anche al microcosmo, trattandosi, come gli occultisti ben sanno, di una miniatura di quello.

L’arte di “divinare” nascerebbe dunque da questo sistema di corrispondenze rappresentato dai simboli insiti nel Tarocco visti quali veicoli delle relazioni intercorrenti tra l’anima dell’uomo e l’anima universale, tra la nostra psiche e l’inconscio collettivo.

Ciascun simbolo contenuto nelle carte del Tarocco rappresenta quindi una forza o un fattore cosmico e la mente che si concentra su di esso entra in contatto con la forza stessa.

Grazie al Tarocco si viene dunque a creare un canale tra la mente conscia dell’individuo e la mente mondo

Attraverso questo canale le acque del mare universale si riversano nella laguna dell’anima individuale e da ciò deriverebbero i “poteri magici” legati alla divinazione o alla comprensione dei Misteri della Natura stessa.

Mi pare ora giusto aprire una parentesi.

Potenzialmente chiunque può quindi divinare o comprendere i più grandi misteri dell’Universo attraverso la contemplazione del Tarocco?

La risposta è sì, ma l’attendibilità del risultato sarà profondamente diversa in base all’evoluzione ed alla consapevolezza dell’individuo stesso.

Aleister Crowley, a proposito della chiaroveggenza, ci dice che “entro il corpo umano vi è un’altro corpo che ha approssimativamente la stessa forma e grandezza ma è fatto di una sostanza più sottile ed illusoria”; tale corpo viene chiamato corpo di luce, doppio astrale, corpo sottile e molti altri nomi ancora che normalmente generano dubbi e confusione.

“Questo corpo interiore del Mago dunque esiste e può, a differenza del corpo naturale, esercitare certi poteri dal momento che percepisce un universo che normalmente non viene percepito”.

Questo universo conoscibile, però, è suddiviso su più piani, proprio come il sopracitato albero della vita racconta.

Il piano più facilmente accessibile è anche il piano a noi più vicino e viene detto mondo etereo, ossia un basso astrale così vario e mutevole che, come lo stesso Crowley sottolinea, “se parecchi chiaroveggenti venissero impegnati ad osservare la stessa cosa, con molta probabilità, darebbero resoconti del tutto diversi di ciò che hanno veduto”.

Tali differenze derivano principalmente dalle proiezioni del proprio ego e occorrerebbe dunque tentare di arrivare a delle “deduzioni alquanto arbitrarie” per riaccomunare le diverse vedute.

“Occorre tantissima esperienza prima di potersi fidare di quella flebile vista”, e se ci soffermiamo ad analizzare i vari tentativi di “vedere” ci rendiamo subito conto che la comune tendenza è quella di “ricordare le flebili intuizioni a discapito delle centinaia di insuccessi che si tendono invece a dimenticare”.

In ambito esoterico la “salita” di quei piani avverrebbe dunque seguendo un percorso evolutivo di natura iniziatica volto primariamente alla conoscenza di sé stessi, e conseguentemente la conoscenza trascendentale diverrebbe proporzionale al proprio livello di coscienza; se così non fosse le risposte rischierebbero di venire influenzate dalla inclinazioni personali e dall’ego del veggente.

In pratica non tutti i fenomeni di origine psichica sono di per sé utili e reali, potendo gli stessi essere espressione del nostro inconscio piuttosto che l’espressione di verità universali.

Personalmente fin da piccina sono stata oggetto di fenomeni psichici non ordinari, ma è stato il comprendere che tale psichismo andava trasformato in “intuizione e consapevolezza” ad avermi invogliato e diretto verso lo studio delle arti occulte.

“L’uomo di genio differisce dal visionario e dal pazzo in quanto soltanto le sue creazioni sono analoghe alla verità mentre quelle del visionario e del pazzo sono solo riflessi perduti ed immagini smarrite”

Eliphas Levi

L’arte di leggere il Tarocco, come qualunque altra arte mantica, dovrebbe quindi diventare non un modo per dare ed ottenere facili e dubbi responsi sul futuro, ma un viaggio esperienziale personale volto alla conoscenza di se stessi.

Così come il desiderio di “leggere le carte” dovrebbe slegarsi dal bisogno egoico di dimostrare di saper andare oltre e dovrebbe volgere alla comprensione del presente, mutando così conseguentemente nell’arte di accompagnare il consultante ad iniziare un viaggio di consapevolezza.

Durante le letture, soprattutto se viene chiesto alle carte di rispondere su una possibile scelta o di vedere quale direzione prenderà il futuro, è mia abitudine dire che è agendo sul presente che si può cambiare il futuro e così, magicamente, rimetto il futuro nelle mani di chi ho di fronte.

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Articolo a cura di Njadyr, 26 dicembre 2018.

Bibliografia

“La Cabala Mistica” – Dion Fortune, Astrolabio, 1973

“Gli Arcani della vita”, Claudio Widmann, Magi Edizioni, 2018

“Il Dogma dell’ alta magia” – E. Levi, Atanor, 2010

 

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